Ragioni e obiettivi

Il progetto di “Persistenze o Rimozioni” ruota attorno ad una constatazione di ordine metodologico-euristico: l’esaurimento di una stagione storica – nelle sue declinazioni politiche e culturali –  che aveva visto l’Italia impegnata in un difficoltoso processo di nation building. La chiusura di quella fase si manifestava in alcuni emblematici sintomi, quali la marginalizzazione dei suoi tradizionali protagonisti politico-culturali, lo scollamento tra la società civile e le istituzioni statali che essi avevano contribuito a definire, l’indebolimento di una lettura nazionale unitaria imperniata sulla costruzione di un’Italia costituzionale e repubblicana.

Tutto ciò è stato da stimolo per  un rilevante dibattito storiografico che ha avuto il suo focus sul modo in cui l’Italia si è formata nel quadro internazionale novecentesco. In altri termini, si sono aperti  nuovi orizzonti per la ricerca storica, il cui primo risultato è un ritorno allo studio, con strumenti e approcci nuovi, di temi solo apparentemente già esauriti dalla letteratura storiografica – il concetto di patria, le culture politiche, il nesso storia-politica. Una ripresa di interesse prodotta dall’affacciarsi sulla scena della ricerca di una nuova generazione di storici, peculiare per non aver vissuto come testimone diretto quella stagione e avvantaggiata dalla possibilità unica di accedere a fonti documentarie fino a pochi decenni or sono precluse agli studiosi.

I seminari di “Persistenze o Rimozioni” mettono dunque in luce in primo luogo l’esigenza di un dialogo tra generazioni differenti – e provenienti da realtà e percorsi accademici distinti – cercando risultati originali dal confronto tra metodologie e sensibilità rimandanti a molteplici “scuole” storiografiche. Attraverso una varietà di temi, di tempi e soprattutto di approcci che si sono voluti seguire, gli appuntamenti di “Persistenze o Rimozioni” vogliono analizzare i percorsi delle principali culture politiche antifasciste all’origine della Repubblica, mirando, da un lato, a declinare la conoscenza e la problematicità della chiave storiografica – superando l’uso pubblico che viene fatto della storia nel discorso politico della quotidianità – e, dall’altro, a mettere in luce l’interesse, agli occhi dello spettatore d’oggi, di quelle culture politiche e/o storiografiche. Qui entra in gioco la dicotomia “persistenza o rimozione” che si pone allo storico allorché si approccia alla ricostruzione del passato sulla base di una consapevolezza delle fratture del presente e degli importanti elementi di continuità storica tra questo e il passato.

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